Blocco, Divieto ai licenziamenti si può Superare con un Accordo Sindacale
La vertenza sindacale è lo strumento con cui il dipendente rivendica i propri diritti violati dal datore di lavoro; vediamo come farla i tempi e i costi che si Affrontano.

Cos’è un accordo sindacale?
Mettere fine a una lite fra lavoratore e datore di lavoro con una transazione economica.
È questo, in estrema sintesi, il significato della conciliazione sindacale. Il lavoratore rinuncia a rivendicare un certo diritto e accetta di “fare la pace” in cambio di un risarcimento monetario.
Divieto di licenziamento e accordo sindacale
Il comma 3 dell’art. 14 del D.L. n. 104/2020, stabilisce che la sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo non si applica in presenza di “accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, d’incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo: ai lavoratori è comunque riconosciuto il trattamento di cui all’art. 1 del D.L.vo n. 22/2015”.
La norma non ha una portata strutturale in quanto è correlata alla situazione emergenziale legata alla possibilità di derogare allo “stop” ai recessi per giustificato motivo oggettivo imposto dal Legislatore fino al prossimo 31 dicembre: di qui anche il riconoscimento della NASpI che in una situazione di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro appare una eccezione (un caso analogo lo abbiamo nella risoluzione consensuale ex art. 7 della legge n. 604/1966 al termine dell’iter procedimentale avanti alla commissione di conciliazione istituita presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro o nella conciliazione facoltativa su un licenziamento ex art. 6, comma 1, del D.L.vo n. 23/2015), come ricorda l’interpello del Ministero del Lavoro n. 13/2015).
Se devo quindi interrompere dei rapporti di lavoro, come posso fare?
Se sono un imprenditore e non riesco a sostenere i costi e devo quindi interrompere dei rapporti di lavoro, come posso fare?
Partendo dal presupposto che la regola di base è che il dipendente debba essere tutelato, tanto più in questo periodo difficile, la risposta al quesito è scritta in un “accordo sindacale”.
Nello specifico il decreto ristoro: da una parte obbliga l’impresa a non licenziare fino alla data del 31 gennaio 2020, dall’altra concede la possibilità di stipulare accordi collettivi aziendali che prevedono l’adesione volontaria dei dipendenti ad una risoluzione incentivata dei rapporti di lavoro.
La stipula di tale accordo prevede che il lavoratore in esubero possa ottenere, a fronte della risoluzione consensuale del rapporto, il trattamento di disoccupazione Naspi in deroga alla normativa vigente.
Blocco licenziamenti. Come si può fare un accordo sindacale?
Il datore di lavoro invia la comunicazione informativa alle Organizzazioni Sindacali individuate secondo criteri di legge e/o convenzionali applicabili al caso specifico.
La trasmissione potrà avvenire per via telematica, secondo i requisiti della posta elettronica certificata, all’indirizzo legalmente attribuito alla parte sindacale coinvolta. Vediamo quindi quali saranno le fasi per arrivare al accordo sindacale tra azienda e lavoratore.
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ESAME CONGIUNTO E ACCORDO DI RISERVATEZZA
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TAVOLO NEGOZIALE ANCHE DIGITALE
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CONVOCAZIONE DEL TAVOLO: TEMPO E LUOGO
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PRIMA RIUNIONE ANCHE TELEMATICA (VIDEOCONFERENZA)
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RIUNIONI FORMALI ANCHE CON SCAMBIO DIGITALE DI DOCUMENTI
Le stesse si trasmettono reciprocamente, in formato PDF, dichiarazione di conferma alla partecipazione alla riunione e di approvazione del verbale, grazie alla conciliazione sindacale.
Benefici della risoluzione del rapporto
Per il datore di lavoro: Il datore di lavoro adottando questa modalità ha la possibilità di alleggerire l’azienda del costo del dipendente, interrompere il pagamento contributivo per conto del dipendente, avere una riduzione dei costi. Per il dipendente: Il dipendente aderendo all’accordo sindacale ha molteplici vantaggi:
- Riceverà un incentivo all’esodo, quindi una somma in denaro come incentivo all’uscita dall’azienda;
- Riceverà l’accantonamento del TFR; percepirà la Naspi che a differenza della CIG ha una percentuale sul reddito più alto.
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